Navi italiane acquisite dall’Unione Sovietica nel 1949. La Novorossijsk

pic1Nave da battaglia Novorossijsk
Ex-Giulio Cesare, varata a Genova il 15 ottobre 1911, ceduta all’Unione Sovietica il 6 febbraio 1949. Dislocamento a pieno carico 29100 tonnellate; lunghezza 186,4 metri, larghezza 28,6 m, immersione 9,15 m; apparato motore 2 eliche, turbine a vapore Belluzzo alimentate da 8 caldaie Yarrow per una potenza di 75000 cv; velocità 27 nodi; autonomia 6400 miglia nautiche. Protezione, linea di galleggiamento: 170-250 mm, torrette: 240 mm, barbette: 330 mm, torrette secondarie: 120mm, torrione: 260 mm, ponte principale: 120 mm. Armamento: 10 cannoni da 320mm/44, 12 cannoni da 120mm/50, 8 cannoni antiaerei da 100mm/47, 54 cannoni antiaerei da 37mm. Equipaggio formato da 68 ufficiali, 243 sottufficiali e 1231 marinai.
Affondò il 30 ottobre 1955 per l’esplosione di una mina tedesca nella baia di Sebastopoli, 604 uomini caddero. Il relitto fu recuperato nel 1957 e demolito.1377294542_800px-novorosiysk-1949-sevastopolQuando la Novorossijsk fu assegnata a Sebastopoli, agli ordini del Comando della Flotta del Mar Nero, si lavorò per ripristinarne la piena operatività, anche se mancavano documentazione ed esperti navali che conoscessero la lingua italiana. Nell’agosto 1949 la Novorossijsk partecipò alle manovre della Flotta, tuttavia a titolo nominale, in quanto giunta solo tre mesi prima. Dal 1949 al 1955 la nave da battaglia fu per otto volte sottoposta a riparazioni, con l’installazione di 24 impianti binati dei nuovi cannoni antiaerei da 37 mm, dei radar, dell’apparato radio e delle comunicazioni interne. Anche le turbine italiane furono sostituite da quelle nuove, prodotte nello stabilimento di Kharkov. Nel maggio 1955 la Novorossijsk divenne operativa nella Flotta del Mar Nero, uscendo in mare regolarmente fino ad ottobre, svolgendo le manovre per l’addestramento al combattimento.1cbc2d6c3bd4913872078910994b1809Il 29 ottobre, alle 01:31, sulla dritta di prua si ebbe una potente esplosione, della potenza equivalente a 1000-1200 kg di TNT, aprendo uno squarcio sulla carena di oltre 340 metri quadrati su entrambi i lati della chiglia, per 22 metri di lunghezza. La nave s’inclinò in 3 minuti, a 110 metri dalla riva, dove la profondità delle acque era di 17 metri, con ulteriori 30 metri di fango viscoso sul fondo della baia di Sebastopoli. A bordo della Novorossijsk vi era un migliaio di marinai: parte dell’equipaggio e 200 cadetti. Alle 2:00, il comandante delle operazioni della Flotta, Capitano di 1° Rango Ovcharov, ordinò “di rimorchiare la nave in un punto poco profondo“, ma alle 2:32 la nave s’inclinò a tribordo, mentre i rimorchiatori trascinavano la corazzata. Dopo 10 minuti, la nave s’inclinò di 17 gradi, quindi il comandante dello squadrone Contrammiraglio N. I. Nikolskij, chiese al Comandante della Flotta del Mar Nero, Viceammiraglio V. A. Parkhomenko, e al Viceammiraglio N. M. Kulakov, del Consiglio militare, di evacuare i marinai non necessari ai lavori di recupero, ma la risposta fu negativa. Alle 4:14 la Novorossijsk aveva imbarcato più di 7000 tonnellate di acqua, inclinandosi di 20 gradi, infine capovolgendosi; centinaia di marinai si gettarono in acqua dal ponte, ma molti rimasero intrappolati all’interno della nave, che rimase in superficie per diverse ore, avendo piantato gli alberi sul fondale. Alle 22:00 del 29 ottobre, la corazzata affondò completamente. Nell’esplosione e nei scomparti subito sommersi dall’acqua morirono da 50 a 100 marinai. Gli altri morirono quando la nave si rovesciò. Solo nove marinai rimasti intrappolati a bordo furono salvati: sette grazie al taglio a poppavia della carena, cinque ore dopo il ribaltamento, e gli altri due dopo 50 ore furono recuperati dai sommozzatori. Nell’estate del 1956 la spedizione EON-35 preparò il recupero della corazzata, avvenuto tra fine aprile e il 4 maggio 1957; il 14 maggio fu trasferita nella baia del Cosacco. La nave venne radiata e smantellata nello stabilimento Zaporozhistal.i_043La commissione governativa guidata dal Vicepresidente del Consiglio dei Ministri dell’URSS, il Ministro dell’Industria Cantieristica Colonnello-Generale Vjacheslav Malyshev, concluse che la causa del disastro fu “l’esplosione esterna subacquea (senza contatto) di una carica equivalente a 1000-1200 kg di di TNT“, probabilmente una mina magnetica tedesca rimasta nel fondale fangoso fin dalla Seconda guerra mondiale. Il comandante della corazzata, il Capitano Aleksandr Pavlovich Kuchta, fu degradato e inviato nella riserva. Kukhta, però, al momento del disastro era in vacanza. Furono anche dimessi e degradati il Comandante della divisione navale Contrammiraglio Galitskj, il comandante dello Squadrone Nikolskij e il membro del Consiglio militare Kulakov. Il comandante della Flotta, Viceammiraglio Viktor Parkhomenko, l’8 dicembre 1955 fu dimesso. Nel 1956-1958, dopo l’esplosione della corazzata, nella baia di Sebastopoli furono trovate altre 19 mine tedesche, di cui 3 a meno di 50 metri dal luogo dell’affondamento della corazzata.
Al plenum del Comitato centrale del PCUS del 29 ottobre 1957, Nikita Krusciov affermò: “Abbiamo speso per la flotta oltre 100 miliardi di rubli, costruendo vecchie navi e cacciatorpediniere armati di artiglieria. Ho condotto una grande lotta, ma Kuznetsov evitò… di pensare di prendersi cura della flotta, fallendo. È necessario valutare tutto in modo nuovo. Dobbiamo costruire una flotta, ma soprattutto costruire una flotta sottomarina armata di missili“. Il piano decennale di costruzioni navali non rispecchiava le nuove priorità future, e lo sviluppo dalla maggiore intensità di capitale e redditività, richiesta al complesso militare industriale per costruire le forze nucleari strategiche navali, volute dalla leadership politica e militare dell’URSS, sancì il destino del Comandante in capo della Marina, Grande Ammiraglio Nikolaj Kuznetsov. Dopo la Novorossijsk, si avviò la massiccia riduzione della Marina sovietica, radiando le corazzate obsolete Sevastopol e Oktjabrskaja Revolutsija, gli incrociatori Kerch e Admiral Makarov, i vecchi sommergibili e le altre navi costruite prima della Seconda guerra mondiale.zagadka-0020Fonti:
The Submarine
Kak pogib linkor Novorossiyskregnum_picture_1446106451805552_bigTraduzione di Alessandro Lattanzio
SitoAurora AuroraSito

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